Un sito in wordpress?
Ma è una cosa da giovani…
Non conta l’esperienza, non contano le regole, non contano le consuetudini.
Contano solo le idee.
Ho cominciato a lavorare nell’80, quando i computer erano grandi come una stanza e comunque ce li avevano solo alla Nasa.
Ai tempi si facevano le copiette con la reprocamera e i bozzetti si disegnavano a mano, scrivendo IOIOIOIOIOIO come finto testo, i titoli invece si “tracopiavano” con la carta da lucido dal catalogo Letraset o da quello Mecanorma.
Se poi il cliente accettava il layout, allora al posto della copietta fotografica in bianco e nero, si metteva il lucido con l’ingombro dell’immagine, rigorosamente fatta da un fotografo professionista o da un illustratore. Si faceva il conteggio delle battute del testo secondo il carattere scelto e lo si mandava al compositore. Solo un paio di settimane e sarebbe arrivato su carta fotografica, pronto da incollare sul cartoncino spesso con la cow-gum..
I titoli invece, se il carattere scelto era di quelli “nuovi”, quelli si schiacciavano dai fogli Letraset, che ai tempi costavano cinquemila lire a foglio e li compravi solo dopo l’ok del cliente. E guai se sbagliavi e rovinavi qualche lettera o se nel titolo c’eran più di tre E.
Son passati trent’anni ma sembrano tremila.
Adesso i caratteri si scelgono online, come pure le foto e tutto il resto. I testi si impaginano in tram sul portatile, nel tragitto da casa al lavoro. Al massimo si manda una modifica via sms, se manca una virgola.
Quando arrivò quello scatolotto buffo beige con un micro schermo in bianconero e uno strano coso con pulsante attaccato col filo alla tastiera, che oltre ai giochi si poteva anche usare per scrivere cose, scegliendo carattere e allineamento, senza usare la olivetti lettera 32, sembrò una simpatica novità. Non una cosa che avrebbe rivoluzionato il modo di lavorare di tutti. Nel bene e nel male.
Ma ancora adesso che, parlando di comunicazione, consideriamo ormai social network, web 2.0, guerrilla marketing e viral su youtube come cose normali, continuo a pensare che senza quelle copiette fatte in reprocamera, senza i caratteri disegnati a mano, con tempera o china, probabilmente tutto il resto non ci sarebbe nemmeno stato.
Da cosa nasce cosa scriveva anni fa Bruno Munari.
Appunto.
